Responsabilità civile del datore di lavoro

Se in Francia il datore di lavoro è ben informato e inquadrato sul tema della copertura sociale, non deve trascurare la copertura dei suoi dipendenti fuori dalle nostre frontiere.

La responsabilità del datore di lavoro in caso di incidente all'estero

Attentati, epidemie, calamità naturali, tumulti politici … i rischi incorsi dai nostri collaboratori all'estero sono numerosi e vari. In un contesto internazionale segnato dall'instabilità, il datore di lavoro ha il dovere di essere sensibilizzato a queste problematiche.

Il datore di lavoro non sempre è conscio dei rischi incorsi. Pensa spesso erroneamente che la protezione sociale istituita in Francia copra i suoi collaboratori al di fuori delle frontiere. Non è sempre così ed un semplice incidente può avere gravi ripercussioni finanziarie e talvolta conseguenze penali. Così, un incidente che necessita di un ricovero in un paese dai costi sanitari elevati o un rimpatrio può mettere in pericolo l'equilibrio finanziario dell'azienda. In caso di problemi, i collaboratori protetti dalla legislazione non tentennano per fare causa al datore di lavoro.

L’azienda è tenuta ad anticipare i rischi a cui espone i suoi dipendenti, in base al principio di precauzione. Il datore di lavoro ha un forte obbligo di mezzi e innanzitutto un dovere di informazione. E' tenuto ad informare i suoi collaboratori sulle condizioni sanitarie e di sicurezza del paese di destinazione. A questo titolo, il Ministero degli affari esteri ed europei aggiorna regolarmente nel suo sito una lista di destinazioni «formalmente sconsigliate in ogni caso» e «sconsigliate tranne ragione professionale tassativa».

Oltre al dovere di informazione, il datore di lavoro deve prendere tutte le misure necessarie per garantire l'integrità fisica dei suoi collaboratori. La sua responsabilità penale può essere messa in causa in caso di mancanza a questo principio.

Questo rafforzamento della responsabilità dell'imprenditore si è verificata durante il processo che ha contrapposto le famiglie delle vittime dell'attentato di Karachi (Pakistan) alla Direzione delle Costruzioni Navali di Cherbourg. La DCN è stata condannata per «colpa inescusabile» dal tribunale degli Affari di Previdenza sociale di Saint-Lô. Le è stato rimproverato di non aver preso tutte le misure necessarie per limitare i rischi incorsi dai suoi collaboratori, nonostante la conoscenza dei pericoli. Questa decisione potrebbe fare giurisprudenza: ecco perché il datore di lavoro deve preparare con cura la partenza e i viaggi dei suoi collaboratori.

Una copertura sociale per ovviare ai rischi incorsi all'estero

L’evoluzione della legislazione tende a rafforzare l'obbligo di protezione dei collaboratori. I Contratti collettivi di numerosi settori di attività fanno riferimento alla copertura sociale dei collaboratori durante trasferte all'estero ed esigono coperture integrative. E' il caso ad esempio del Contratto nazionale degli ingegneri e dei quadri della metallurgia. D'altronde, l'articolo L.411-1 del Codice della Previdenza sociale precisa che un incidente verificatosi a un dipendente durante il tempo della sua missione all'estero è considerato come un infortunio sul lavoro.

Il successo dell'espatrio è fortemente legato alla preparazione e all'accompagnamento dei collaboratori. Proponendo una vera copertura sociale ai suoi collaboratori, l'azienda si premunisce contro i rischi, offrendo garanzie che rassicurano e apportano una tranquillità d'animo al dipendente in missione.

Data di pubblicazione: 2 Apr 2013